In merito alle discussioni generatesi in queste ore all’interno del tifo neroverde interviene il presidente del Pordenone Calcio Mauro Lovisa.

«Nessuno manca di rispetto o mette in discussione i tifosi neroverdi che ci sono sempre. Ho chiamato e chiamo in causa, invece, gli assenti. Non capisco perché i nostri ultras, e mi dispiace molto di ciò, si siano sentiti destinatari delle mie dichiarazioni post Brescia. Loro, il fanclub e gli altri sempre presenti, parliamo in questo momento (purtroppo) di 200-300 persone, sono da considerarsi dei “nostri”: hanno sempre dimostrato la loro fede neroverde, anche in trasferta. Tutti gli altri – e l’ho già evidenziato nelle scorse settimane – dovrebbero unirsi o riunirsi a loro, tifare insieme. E invece dove sono queste persone, teoricamente – visto il nostro storico di crescita passata e anche al netto di quelli propri impossibilitati a seguirci da logistica o età – alcune migliaia? Ben a loro mi riferivo, in un ragionamento generale in cui tanti di quelli che erano dei nostri o si dichiaravano tali sono letteralmente “scappati”, prima perché si gioca a Lignano (e magari a Udine erano sempre presenti) e subito dopo per i risultati di una stagione sì difficile, ma non certo iniziata oggi e che avrebbe meritato ben altra partecipazione. È nelle difficoltà che una fede si deve fortificare e consolidare, dimostrando attaccamento alla maglia e ai colori. Quella maglia che devono indossare e onorare non solo i calciatori, tecnici e i presidenti, ma anche i tifosi per potersi definire tali. Troppo facile e comodo criticare, pontificare o addirittura complottare nei bar, reali o ancor peggio virtuali, nascondendosi magari dietro pseudonimi social. Questi – gli assenti – hanno e avranno sempre torto. La squadra, che vinca o perda, va sempre sostenuta, tifata e anche criticata, a fine partita, se non si ritiene abbia dato tutto. Ma allo stadio, dalla curva, dopo averla incitata. Che titolo hanno di parlare gli assenti? La Serie B è un bene preziosissimo e “nuovissimo” per il Pordenone Calcio (3 anni in 101 anni di storia): oltre che sul campo, la categoria va difesa (è tuttora la nostra) anche sugli spalti. Anche se non a Pordenone, dove sappiamo perché oggi non possiamo giocare. Se chi quest’anno si è “abbonato” al divano o ai social fosse stato presente allo stadio qualche punto in più l’avremmo probabilmente fatto. Si badi bene: non è assolutamente un alibi per la squadra – che da gennaio in poi, comunque, se l’è giocata sempre a testa alta con tutte, corazzate comprese – e per la Società, che ha ammesso a più riprese i propri errori, ma una legittima constatazione dopo che il nostro progetto tanto ha dato al territorio, sul piano sportivo come su quello sociale».