I genitori dovrebbero essere delle figure autorevoli, sicure delle proprie posizioni e che non cambiano idea facilmente davanti al loro bambino che urla.

Molti genitori tendono a cedere facendo concessioni ai bambini, presi dalla stanchezza o dalla voglia di placare i loro capricci, come, ad esempio, quando i bambini fanno i capricci per ottenere un certo giocattolo.
L’importante è fissare poche semplici regole, non dimenticandosi poi di essere intransigenti nel farle rispettare.

I capricci sterili, fatti solo per contestare, in un bambino di 4-5 anni possono proseguire all’infinito se il bambino ha la sensazione che i genitori prima o poi cederanno.
Un bimbo capisce che non ha senso tirare alla lunga un capriccio perché mamma e papà non cambierebbero posizione.

L’assenza di paletti che porta i bambini a disubbidire, a impuntarsi e a compiere azioni come gettarsi a terra, scagliare oggetti o tirare calci ai genitori.
I capricci continuano anche ben oltre i 6 anni se non vengono gestiti subito nel modo corretto.

COME AFFRONTARE I CAPRICCI DEI BAMBINI?

La risposta è molto semplice: è necessario rimanere fermi sulla propria posizione, mostrandosi indifferenti alla reazione avversa.
Il messaggio che si deve trasmettere a un bambino molto capriccioso è che i genitori osservano la sua ribellione e ne prendono atto, ma sono certi di essere nel giusto imponendogli una certa cosa o insistendo perché ne faccia un’altra, di conseguenza non cambieranno idea.

I genitori devono dunque considerare il capriccio come una tappa fondamentale per lo sviluppo di un bambino e devono mostrarsi come figure germe e stabili nelle loro “regole”

Inoltre risulta importante come un genitore si confronta e reagisce di fronte ai capricci stessi poiché da questi rimandi educativi, ne consegue un buon sviluppo psico-emotivo.

QUANDO INIZIANO I PRIMI CAPRICCI?

Problemi di questo tipo iniziano soprattutto quando il bambino raggiunge i 2-3 anni.

Può accadere, infatti, che fino al giorno prima il bambino si presenta molto obbediente e segue i genitori senza mai protestare, e, raggiunta l’età dei due anni, il bambino inizia a fare capricci; questo accade perché in questa fase di crescita comincia a emergere la sua personalità e intenzionalità, centrando ogni forma di comunicazione e atteggiamento in modo del tutto egocentrico.

È frequente infatti notare come in questa fascia di età i bambini non facciano altro che ripetere sempre “Io, io, io”!.

A questa età il piccolo comincia ad affermare la sua volontà, i suoi umori e desideri e la mamma deve imparare ad abituarsi ai continui disaccordi e conflitti con il suo pargoletto.

Spesso le madri provano emozioni negative e di sconforto davanti al loro bambino capriccioso, ma in realtà questi comportamenti sono il segnale che il bambino inizia a disegnare la sua personalità.

Inoltre, è proprio dai 2 ai 3 anni che i bambini possono trasformarsi in piccoli contestatori con la “fase dei no” caratterizzata dal continuo rifiuto di fare qualsiasi cosa venga loro richiesta. Anche queste prime forme di capriccio vanno controllate, non bisogna però dimenticare che queste prime manifestazioni denominate capricci, sono tappe fondamentali verso l’indipendenza, nonché espressione del sano desiderio di imporre la propria personalità attraverso il dominio e il controllo dell’ambiente.

I capricci sono dunque da considerare un passaggio obbligato nell’evoluzione del bambino.

Dott.ssa Marianna Oliveri Psicologo Milano (nella foto) riceve presso il Centro Medico Unisalus.

Specializzata in Psicologia Clinica, si occupa di consulenza psicologica in ambito familiare e professionale. Tratta con successo anche casi di disturbi d’ansia, come ad esempio il “GAD” o disturbo d’ansia generalizzato, oltre che attacchi di panico e disturbi dell’umore.

Si occupa anche di interventi di gestione dello stress e della rabbia, nonché di rinforzo della proprio autostima attraverso la Mindfulness.

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