Abbiamo intervistato Giovanni Setti che ci ha raccontato come Peter Ezugwu ha fondato il camp internazionale di USA Youth Tours e l’importanza di questa esperienza per i partecipanti.

Come è nata l’esperienza di USA Youth Tours?
L’ idea di un camp internazionale è nata nel 2011, dall’esperienza maturata negli anni da professionista di Peter Ezugwu. Tutti noi che abbiamo giocato abbiamo avuto modo di vivere a stretto contatto con nostri compagni provenienti da tutto il mondo e l’idea di Peter è stata proprio quella di riproporre per tanti giovani, non solo impegnati in uno sport, l’esperienza della vita insieme a persone provenienti da altri contesti. L’ idea, poi, di far ospitare i ragazzi e le ragazze in famiglia americana credo sia la ciliegina sulla torta. Questo permette ai nostri giovani di non essere soltanto dei semplici turisti alla ricerca di quelle emozioni tipiche di chi va in vacanza, ma di poter immergersi completamente nella vita di tutti i giorni degli Americani.

Perché consiglieresti l’esperienza di USA Youth Tours?
I motivi per cui ritengo che l’esperienza che proponiamo sia la migliore in questo settore sono molteplici: siamo riusciti a creare un percorso di notevole caratura, sotto ogni punto di vista perché proponiamo allenamenti di altissimo livello, con istruttori, sia giovani, che di esperienza, che si dedicano totalmente al miglioramento di ogni singolo giocatore, indipendentemente dalla provenienza e dal talento. Dal punto di vista linguistico il contesto del nostro Camp fa in modo che gli atleti/studenti facciano sempre allenamenti e lezioni con coetanei americani o di altri paesi. L’utilizzo della lingua inglese è quindi d’ obbligo per tutta la durata del Camp. La professoressa che gestisce l’Academic Camp e provvede alle lezioni per tutti i partecipanti è eccezionalmente esperta e paziente e stabilisce un contatto con ogni singolo studente, portando tutti ad un miglioramento notevole, nell’ arco delle tre settimane.
Ultimo punto, ma forse il più importante: in una vacanza da sogno, in cui si vive in giovanissima età un’esperienza di lavoro, sport e svago, in un contesto internazionale. I giovani escono dal loro contesto abituale e sono costretti a socializzare con nuovi amici spesso provenienti da paesi molto lontani. Questo permette loro di sviluppare una grande apertura mentale e capacità di adattamento, che sono, a mio avviso, due aspetti fondamentali per la crescita di individui capaci di convivere in maniera armoniosa, sia nel lavoro che nella vita di tutti i giorni.

Ritieni che il fatto che i ragazzi vivano nelle famiglie possa essere un motivo di ulteriore arricchimento linguistico e culturale?
Assolutamente sì. Le famiglie ospitanti sono straordinarie nel prendersi cura dei ragazzi che arrivano da lontano e creano con i nostri giovani e con le loro famiglie, legami che durano nel tempo.

Dal punto di vista sportivo cosa si devono aspettare i ragazzi da questa esperienza?
Lo sport è stato e, per qualcuno di noi lo è ancora, il primo lavoro e quindi abbiamo un approccio professionale allo sport. Questo non vuol dire che il nostro Camp sia adatto solo a giocatori di alto livello, ma tutti quelli che si iscrivono ad un nostro Camp sportivo, sia esso di volley o di basket, si deve aspettare di venire in un posto in cui deve impegnarsi a fondo. Non ci interessa allenare dei campioni assoluti, ma dei campioni, rispetto a quelle che sono le capacità di ognuno. Il senso profondo di ciò che facciamo e di ciò che significa fare attività sportiva è il fatto di misurarsi costantemente con i propri limiti e cercare di superarli. Nel nostro Camp avranno tutti a disposizione una struttura da sogno, i migliori palloni e il miglior contesto possibile. Sarà dovere di ognuno portare tanta voglia di divertirsi, impegnandosi al massimo nelle attività che amano di più.

Ufficio Stampa