di Marco Tarozzi

Da quanto tempo non si vedeva a palazzo, per assistere a una partita della Virtus, non è ben chiaro. Niente date precise, neppure nella memoria degli amici più cari. C’è chi dice addirittura un quarto di secolo. Probabilmente, qualcosa di meno. Certo è che ritrovare il maestro Concetto Pozzati, grande artista di spessore internazionale e cuore bianconero, alla Unipol Arena, ieri sera è stata una bella emozione.
“Da quanto tempo non venivo a vedere una partita dal vivo? Non so, io dico almeno da una ventina d’anni. Era un altro basket, ovviamente, e a quello di oggi confesso di non essere molto abituato. Però ho ritrovato certe sensazioni, prima tra tutte quella sofferenza quando sei lì a sperare che alla tua squadra vada tutto come deve andare. Questo contava, contro Varese: vincere, prendere questi benedetti due punti. E ce l’abbiamo fatta”.

La vita sportiva di Concetto Pozzati è nata e cresciuta in Virtus. In bianconero ha fatto la trafila delle giovanili, finendo aggregato alla prima squadra tra il 1953 e il 1955. La Sala Borsa era il suo regno, e lui ricorda ancora, lo ha fatto tante volte, “quel posto meraviglioso dove giocavi con la gente a un passo, e il tifo era fatto di rumori continui e martellanti che stordivano gli avversari. La Virtus è stata la mia casa sportiva, poi ho giocato alla Reyer Venezia, ma soprattutto intorno ai ventiquattro anni ho dovuto decidere se fare il giocatore o il pittore. E ho fatto la mia scelta”.

Senza mai abbandonare il mondo dei canestri. Seguendolo, da fuori ma non troppo. Talvolta anche dalla panchina: con la squadra dell’Accademia di Belle Arti, il Pozzati coach ha vinto tre titoli universitari, ed altrettanti li ha messi in bacheca ai leggendari Playground dei Giardini Margherita. Lo avevamo rivisto, a dicembre, alla Cantina Bentivoglio, alla serata organizzata da Obiettivo Lavoro che aveva richiamato tanti virtussini di ieri e di oggi. Il ritorno alla Unipol Arena coincide con una sfida che richiama un passato di gloria, Bologna contro Varese, “e anche se le cose cambiano, l’ho detto, sono venuto da tifoso per veder vincere la Virtus, e torno a casa contento”.

Sorridono gli amici intorno, da Paolo Magnoni, regista delle reunion dei Maturi Baskettari, a Giorgio Bonaga, che prima di diventare uno stimatissimo professore era quello “che gioca meglio di Raga”. Il Maestro è tornato, raccontando col suo sguardo profondo e carismatico una storia oltre lo sport di altissimo significato: ordinario di pittura prima ad Urbino e poi nella sua città, all’Accademia di Belle Arti, protagonista di mostre internazionali, cinque prestigiose partecipazioni alla Biennale di Venezia. Tuttavia, lasciando ancora trapelare quella passione per la pallacanestro e per la Virtus che, speriamo, lo porterà di nuovo nella casa bianconera. Facciamo finta che quello di ieri non sia un ritorno casuale, ma piuttosto una promessa.

(nella foto di Roberto Serra/Virtus Bologna, Concetto Pozzati, a sinistra, e Giorgio Bonaga, in primo piano, salutano con affetto il presidente Alberto Bucci)

Marco Tarozzi
Resp. Comunicazione
Virtus Pallacanestro Bologna