In un libro di VINCENZO BORGOMEO le 50 INIZIATIVE SALVA-VITA

con la mappa dei ‘punti neri’ delle strade italiane

dove si verifica la metà dei sinistri

Roma: Cinquanta “gol”, cinquanta iniziative salva-vita messe a segno per ridurre gli incidenti che ogni anno insanguinano le nostre strade. E’ questo il senso del volume scritto e curato da Vincenzo Borgomeo (giornalista di REPUBBLICA e responsabile del settore motori di Repubblica.it) “Sicurezza stradale, i 50 gol più belli” presentato giovedì 25 giugno presso la Scuola superiore di Polizia di Roma, un libro che dà voce a tutti i più importanti protagonisti di questo mondo per definire le strategie possibili per vincere una “guerra” da oltre 1,3 milioni di morti e più di 50 milioni di incidenti l’anno nel mondo. Il peso umano e sociale è altissimo in particolare fra i più giovani e infatti gli incidenti sono la maggiore causa di decessi tra i 10 e i 24 anni e purtroppo – senza interventi mirati – si stima che nel 2020 le vittime sulla strada saranno circa 1,9 milioni all’anno.

Come spesso accade, poi, questo fenomeno colpisce soprattutto i più deboli: il 90% degli incidenti stradali mortali, infatti, avviene nei Paesi in via di sviluppo nonostante questi abbiano meno della metà della media dei veicoli degli altri e il 46% dei morti e feriti sulle strade sono pedoni, ciclisti e motociclisti. Solo il 15% degli Stati, poi, ha una normativa relativa a limiti di velocità, guida in stato di ebbrezza, utilizzo di casco e cinture, seggiolini per bambini.

“Anche nel nostro paese – afferma Vincenzo Borgomeo – i dati sugli incidenti sembrano ancora quelli di una guerra civile e infatti, nel 2014, ci sono stati 181.227 sinistri che hanno lasciato sull’asfalto 3.385 lenzuoli bianchi e 257.421 feriti: 9 morti al giorno, 1 decesso ogni 2 ore e mezzo. Il tutto con un costo sociale stimato in circa 27 miliardi di euro”.

In Italia gli incidenti sono spesso legati a fattori strutturali delle nostre arterie: non a caso in appendice il libro riporta l’elenco completo dei Punti Neri (divisi per regioni, con tanto di indirizzi precisi e coordinate GPS), dove si verificano più della metà dei sinistri italiani.

“La sicurezza stradale – spiega nella prefazione Roberto Sgalla, direttore centrale della Polizia Stradale – è una delle maggiori priorità di cui i Paesi europei devono tener conto nella definizione delle proprie agende programmatiche. Il Terzo Programma di Azione europeo per la sicurezza stradale fissava, per il decennio 2001-2010, un obiettivo ambizioso, ossia il dimezzamento del numero delle vittime. La riduzione in Italia si è attestata intorno al 42%. Ma c’è ancora molto da fare perché l’Europa ha rilanciato l’obiettivo per il nuovo decennio 2011-2020, finalizzato ad un’ulteriore riduzione del 50% del numero delle vittime sulle strade”.

“L’attuale fase – sottolinea Sergio Dondolini, Direttore generale per la sicurezza stradale del Ministero delle Infrastrutture – è piuttosto delicata. Come dimostrano le esperienze di alcuni paesi europei tradizionalmente virtuosi, infatti, in un contesto nel quale sono stati ottenuti importanti miglioramenti diventa sempre più difficile e impegnativo progredire ulteriormente”.

Spicca, per quanto riguarda l’Italia, il ruolo dell’Aci: come spiega il presidente Angelo Sticchi Damiani, l’Automobil Club ha da tempo avviato iniziative che “puntano sull’educazione dei conducenti come fattore strategico per la sicurezza: se il 90% degli incidenti è imputabile al comportamento di chi è al volante, allora la formazione e la sensibilizzazione degli utenti della strada rappresentano la chiave di volta per una mobilità consapevole”.