Padova vince, infierendo nel finale: Ferrara non regge l’urto, attacco estense in serata no. Ma gli estensi avranno altre chance per battere di nuovo i campioni. Venerdì prossimo si replica.

Meno quindici, come in Siberia. E’ grande freddo per il Ferrara Baseball e per chi sognava di ripetere l’impresa di due settimane fa: stavolta il Padova 88 suona la sveglia, e il resto della notte per gli estensi è insonnia e incubi. Il match clou della settima giornata di Lega Amatoriale Baseball, giocato in notturna allo Stadio Plebiscito, premia senza discussione i padroni ci casa: davvero troppo forti, troppo sicuri e troppo organizzati per lasciarsi impensierire da un’avversaria, al contrario, finita troppo presto in riserva di ossigeno e di adrenalina. Ferrara, altre volte vittima della propria peculiare sindrome da shock di inizio gara, comincia con una difesa contratta ed impacciata, e incassa cinque punti senza neppure sentirli. Solo che il duca non lo sa, ma ha appena urtato un iceberg, e le toppe tengono finché reggono i rivetti, cioè ancora per due inning. Poi lo scafo cede di schianto e la nave affonda senza rimedio: costretti agli straordinari alle pompe di sentina, gli ospiti vanno in attacco tesi ed offuscati, e dopo un solo unico punto (firmato Rotondo, ironicamente il primo della serata) non mandano più un corridore oltre la seconda base – per un totale di appena cinque arrivati in prima. Troppo poco il bel doppio di Orlandi; troppo poco dal monte, dove nondimeno Abetini regala molte chicche passate in un silenzio che non rende merito a una partita di questa importanza (magari discuterne, quando sarà il caso). Troppo poco da tutti: di là fanno scopa, carte, primiera e denari. Finisce 16-1,comunque la giri un record per entrambe le squadre. E una punizione perfino esagerata per i ragazzi del Castello, sotto dall’inizio e spazzati via alla fine, eppure mai arresi di fronte alla buriana ed ai propri stessi errori. Subito voglia di voltare pagina, con le parole di coach Benetti: “Complimenti a loro. Hanno voluto far capire a tutti da che parte tira il vento, e direi che ci sono riusciti egregiamente. Al di là del risultato, la mia squadra mi è piaciuta. Vincere deve essere il nostro obiettivo, non la nostra ossessione. E io la voglia di vincere l’ho vista comunque, negli occhi di tutti.” Non resta che riprovarci, allora. Venerdì prossimo, ottava giornata: stesso campo, stessa avversaria. A volte, magari, non vince il migliore.