IDEE PER CHI VUOLE STACCARE LA SPINA ALMENO IN VACANZA

Secondo una ricerca condotta dalla società di consulenza turistica JFC sono il 42,7% gli italiani che si dicono pronti a trascorrere una vacanza lontana dal web: per la maggior parte di loro, la vacanza detox deve essere in una località di “montagna o appennino”

Staccare la spina. Secondo una ricerca condotta dalla società di consulenza turistica JFC, di cui è amministratore unico Massimo Feruzzi, sono il 42,7% gli italiani che si dicono pronti a trascorrere una vacanza lontana dal web. Per la maggior parte di loro, la vacanza detox deve essere in una località di “montagna o appennino” (32,5%). I motivi che spingono gli italiani a cercare una vacanza di questo tipo sono comunque molto chiari: in primo luogo c’è la volontà di “dedicare alcuni giorni al relax, lontano dal contatto continuo con Internet“, motivo valido per il 49,7% dei nostri connazionali. Vi è poi una quota pari al 17,4% che afferma di voler “riscoprire il valore del tempo“, oltre ad un’ulteriore alta percentuale di italiani che affermano di volersi “allontanare dallo stress continuo di mail, sms, Facebook, Instagram, Whatsapp, etc.” (15,2%).

E così, per chi non ha ancora scelto la meta delle proprie vacanze e vuole approfittare dei giorni di stop estivo per staccare la spina in tutti i sensi, AIT Dolomiti, l’Agenzia di Informazione Turistica di Confindustria Belluno Dolomiti, propone alcuni percorsi “digital detox”, per astenersi dall’utilizzo di smartphone o computer e per ridurre così lo stress da iperconnessione.

L’ALTA VIA DELLE DOLOMITIL’Alta via delle Dolomiti è probabilmente una delle soluzioni più radicali per farla finita con smartphone, news e aggiornamenti in tempo reale. Per una settimana (o più, o meno) si cammina zaino in spalla nelle Dolomiti. Di rifugio in rifugio, si macinano chilometri lungo sentieri alpini. Di Alte vie ce n’è per tutti i gusti, e tutte attraversano almeno in parte il Bellunese. L’Alta via numero 6, Alta via dei silenzi – niente di meglio, per una vacanza disintossicante – parte dalle Sorgenti del Piave, sotto il monte Peralba, e arriva fino a Vittorio Veneto. È piuttosto impegnativa: per gambe meno allenate, ci sono altre sette opzioni (http://www.infodolomiti.it/dolomiti.990004077-0.run) tra le quali scegliere il proprio percorso detox. Più in basso, per chi vuole prendersi una pausa dal mondo senza trasformare la propria in una vacanza atletica, c’è la valle del Mis.

NEL PARCO NAZIONALE DELLE DOLOMITILa valle del Mis è una delle più suggestive del Parco delle Dolomiti Bellunesi (http://www.dolomitipark.it/index.php). Si raggiunge salendo verso nord da Sospirolo, un comune della Valbelluna a una quarantina di chilometri dal capoluogo. È un luogo magico – lo scrittore Dino Buzzati, originario di Belluno, ne parlava come di “uno dei posti più romantici e selvaggi” che avesse mai conosciuto. È il posto perfetto dove andare d’estate, quando il sole schiocca e l’aria si fa pesante – capita anche nelle Dolomiti, che faccia davvero caldo. La valle del Mis è un paradiso fresco, quasi totalmente disabitato. È picchiettata di vasche naturali – i Cadìni del Brentòn – dove scorre continua l’acqua turchese del torrente Mis. I Monti del Sole, che incombono tutto attorno, sono considerati il cuore selvaggio del Parco delle Dolomiti Bellunesi. Il centro visitatori di Pian Falcina (http://www.dolomitipark.it/it/cen_dettaglio.php?id=543) si trova a due passi dai Cadìni del Brentòn, ma è anche il punto di partenza del sentiero ad anello della Val Falcina – selvaggia quanto basta: se si è fortunati, capita di vedere l’aquila reale – e della passeggiata che porta alla cascata della Soffia. C’è anche un giardino botanico, che riunisce centinaia delle specie vegetali che popolano il Parco delle Dolomiti Bellunesi. La valle del Mis è un luogo d’acqua: il torrente e la cascata fanno da colonna sonora in un mondo fuori dal mondo altrimenti silenziosissimo. Tra gli alberi fitti, verde carico, compare ogni tanto qualche casa: sopra il lago del Mis – “costruito” nel dopoguerra proprio come quello del Vajont, poco lontano – stanno abbandonati i paesi di Géna alta e Géna media. Si consiglia di salirci con il libro di Luigi Meneghello “I piccoli maestri” sottobraccio, e di fermarsi ogni tanto a leggere qualche passo, immaginandosi le avventure di un manipolo di giovanissimi partigiani vicentini capitati quasi per inerzia in questo “budello di valle”. Quando si esce dalla valle del Mis ci si mette un pochino a riabituarsi al mondo. Di solito, squilla il telefono: e una notifica di Whatsapp ci riconnette alla realtà.

Ufficio Stampa AIT Dolomiti