Per un giorno ha realizzato quel sogno che tutti, ragazzi e non, vorrebbero vivere. Riccardo Bolpin, quattordicenne dell’Umana Reyer, ieri è stato infatti a tu per tu con Kobe Bryant al Nike Elite Basketball Camp di Roma …

per il quale il giovane talento orogranata è stato selezionato assieme ai migliori quindici prospetti italiani classe 1997. Un’esperienza incredibile, a contatto diretto con il campione che sta monopolizzando in questi giorni l’attenzione di giornali, radio e tv italiane, ed al campione azzurro Andrea Bargnani.

“Sul campo della Stella Azzurra Roma – racconta Riccardo Bolpin –  abbiamo svolto un allenamento ed un torneo di 3 contro 3 che ho vinto assieme agli altri due ragazzi ai quali ero stato abbinato. Poi l’allenamento si è fermato e Flavio Tranquillo ha presentato l’ingresso in campo di Kobe Bryant e Andrea Bargnani. In quel momento ho avuto i brividi, da pelle d’oca. A quel punto abbiamo fatto una gara di tiro divisi in due squadre io ero in quella con Kobe. Abbiamo vinto noi e, neanche a dirlo, il canestro della vittoria lo ha messo lui. Poi abbiamo eseguito vari esercizi in cui Bryant e Bargnani avevano il compito di correggerci e darci dei consigli”.

Che impressione ti ha fatto Kobe? “E’ molto simpatico, parla benissimo in italiano e questa è una cosa che fa un po’ strano. Mi piacerebbe molto vederlo giocare in Italia, il massimo sarebbe contro la Reyer.  Lui ha confessato che il fatto di giocare in Italia sarebbe al 50 per cento sogno  e al 50 realtà. E comunque anche allenarsi con Bargnani è stato molto emozionante”.

Avresti mai pensato di trovarti un giorno a tu per tu con Kobe? “Proprio no, è stato proprio un sogno che si è realizzato. Quando mi hanno girato la convocazione per questo appuntamento ero al settimo cielo. E’ una cosa che certamente ricorderò per tutta la vita come una delle cose più belle che mi potesse capitare”.

Questa mattina, al ritorno a scuola, Riccardo Bolpin, che frequenta il primo anno all’Istituto Zuccante di Mestre, è stato accolto con grandissimo entusiasmo e curiosità da tutti i compagni. “In molti mi avevano chiesto di procurargli un autografo di Kobe ma purtroppo non è stato possibile perché finita la parte sportiva è stato portato via rapidamente dalla trentina di persone della security che lo seguono costantemente. Tutti i compagni mi hanno riempito di domande su di lui come immagino faranno anche i miei compagni di squadra dell’Umana Reyer al primo allenamento”.

Ufficio Stampa Reyer